Stefano Tomassetti

#dartplayerstory

LE TRE FRECCE DI MAJIN BU

Stefano Tomassetti è un campione tra i campioni.

Ho conosciuto di persona questo eccellente darter alcuni giorni fa, in occasione di una gara ufficiale Figf al “Bencini darts” nel capoluogo toscano, dove ha sbaragliato tutti e ha vinto in finale con Fabio Bendoni. Si è prestato subito a collaborare con la nostra redazione dando la massima disponibilità.

Solo parlargli mette serenità perché emana un'aura affascinante che ti cattura e ti incanta.

Stefano ha un carattere solare e si definisce come una persona buona, anzi troppo buona. Si è sposato da poco tempo con Silvia con la quale condivide la passione per le freccette e ovviamente la vita di coppia.

In pedana è un metodico e non lascia niente al caso. Con dovizia certosina, cura tutti i particolari perfino le sensazioni che può provare in gara. Unico.

Lancia usando prettamente la testa e possiede un movimento del braccio affinato in tanti anni di  gioco e lo dimostra sia quando gioca a steel che a soft. Quando è davanti al board non esiste niente eccetto che lui e le sue tre inseparabili frecce Plymouth ST01.

Se Stefano me lo permette, lo definirei un romantico nel senso buono e positivo del termine.

L'ho visto giocare dal vivo ad Arezzo e ultimamente a Firenze e mi è sembrato una vera e propria macchina da guerra: una ruspa, che è poi uno dei due suoi nickname. Questo nomignolo nasce alcuni anni fa quando Stefano chiamò così un amico d'infanzia ma poi furono gli altri ad affibbiargli questo soprannome che poi è rimasto.

L'altro soprannome è Majin Bu, personaggio Manga antagonista di Dragon Ball creato da Akira Toriyama . Come Majin Bu, è sempre sorridente e scanzonato ma nasconde in sé una forza terribile e lo dimostra sempre in pedana. Il nomignolo è dovuto alla stazza del personaggio dei fumetti, a dire il vero un po' grassottello. Il peso di Stefano però non lo aiuta molto e lo stanca di più specie in tornei lunghi ed estenuanti.

Ha un palmares ricchissimo di successi e ha partecipato a rassegne internazionali vestendo anche la maglia azzurra.

Il suo mito è Eric Bristow, recentemente scomparso, al quale s'ispira e che ha seguito fin da quando ha cominciato a giocare a freccette in quel di Trasacco in provincia dell'Aquila.

Per noi di “Freccette Italia” è un vero e proprio onore ospitare Stefano Tomassetti nella rubrica “Dart Player Story”. Gli auguriamo un futuro stellare per tutti i successi ancora da inanellare e una vita serena.

Good darts Stefano.

 

 


Marco Riccomini per FreccetteItalia.it

LO SCHEDONE DI: STEFANO "RUSPA" TOMASSETTI 

CHI SONO

Nome e cognome:   Stefano Tomassetti
Soprannome;              Ruspa o Majin Bu
Data di nascita: 05/09/1980
Luogo di nascita:     Avezzano (AQ)
Dove vivo:  Attualmente a Sambucheto (MC)
Famiglia:        Sono sposato con Silvia
Animali domestici: Nessuno per ora
Tatuaggi:      Nessuno
Studi:    Diploma istituto tecnico
Lavoro:       Attualmente operaio robotica
Sport:        Nessuno
Carattere:    Calmo, gioviale e riflessivo

COSA MI PIACE

Hobby:         Pesca e cucina
Il piatto preferito: Amatriciana
Bevanda preferita:  Birra
Il mio pregio:      Sono buono
Il mio difetto:      Sono troppo buono
In vacanza dove.       Montagna
Il mio film:         Inception
Il mio libro:      Silmarillion di Tolkien
La mia musica:      Heavy metal
Il mio eroe:        Mio padre
Il mio motto:       Non mollare mai
Il mio sogno:       Vivere una vita serena con mia moglie

LE MIE FRECCE

Il mio Dart Club:  attualmente San Martino Steel a San Martino Sopr'Arno (AR)
Frecce usate: Plymouth ST01 Italian Darts
Destro o mancino: Destro
Impugnatura:      con tre dita abbastanza classica
Postura in pedana:  Classica centrale piede non parallelo
Doppio preferito:     16 doppio
Triplo preferito:      Triplo 19
Chiusura preferita:     132
Miglior leg chiuso: 10 frecce
Miglior check out:       170
Miglior average:      100,25
Giocatore preferito:      Gary Anderson
Ranking attuale:       Non saprei non li seguo

PALMARES

Titoli regionali: Diverse volte campione regionale di doppio steel nelle Marche, più molti titoli a squadre sia nel regionale che in coppa Marche. Due volte campione regionale Umbria di soft in Fedi. Attualmente campione regionale steel toscana. Vinto due finali dart master Open dart regionali Umbria. Ce ne dovrebbero essere altri ma non li ricordo.

Titoli nazionali: Campione italiano under 18 ( anche se all'epoca era una qualifica Winamu Figf). Campione italiano categoria A Fidart 2008, campione italiano di doppio categoria A Fidart nel 2013. Campione italiano serie a squadre Fidart 2013. Campione Fedi categoria A di cricket più titolo a squadre quello stesso week-end. Campione italiano di doppio Figf 2016. Campione italiano singolo Figf 2018. 4 coppe Italia Figf con il mio precedente club . Due volte campione di singolo in Coppa delle Regioni più due coppe delle regioni vinte con le Marche. Anche qui parecchi tornei nazionali vinti tipo open per la classifica e vari Gran Prix quando giocavo per la classifica Fidart.

PARTECIPAZONI INTERNAZIONALI

Molte uscite con nazionali Figf, Fidart e Fedi. World Cup of darts PDC 2019

MIGLIOR PIAZZAMENTO   

Vincitore nell'Akropolis dart open ad Atene nel 2019


Un saluto a Freccette Italia:  Un saluto a tutte le persone che mi conoscono e grazie a freccette Italia per la piacevole intervista.

#DartPlayerStory

STEFANO "MAJIN BU" TOMASSETTI 

Ho iniziato perché dove sono nato, a un certo punto, si è diffuso il gioco grazie a un nostro compaesano di origine tedesca sposato con una donna del posto che ha portato il primo bersaglio da steel in paese. Per noi fu una grande novità, poi tramite altri appassionati sono iniziate a comparire le prime pedane nei bar e di conseguenza anche i primi campionati. Io ho visto le freccette nel bar dove da ragazzino dove giocavo ai videogiochi e quando mi hanno insegnato le regole me ne  sono letteralmente innamorato: un vero e proprio colpo di fulmine.

Ho iniziato nel lontano 1996 in quel di Trasacco provincia dell'Aquila, che è il mio paese natale.

Come ho già detto è stato un vero e proprio colpo di fulmine, travolgente. Una passione viscerale sin dalle prime frecce.

Mi preparo soprattutto di testa, cerco di immedesimarmi nella gara che dovrò affrontare ricreando le sensazioni che dovrò vivere a partire dagli avversari, alla location,  ai rumori, allo stress che porterà la gara. Per il lato tecnico curo molto la parte delle chiusure e la zona che va dai 170 punti in giù che è secondo me la più critica. Mi impegno a partire dagli acchiti e dalle chiusure per cercare di non sprecare le frecce, ma di sfruttarle al massimo per concludere prima il leg. Ci sono tanti esercizi, la cosa importante è farli con criterio senza andare in frustrazione. Come dico sempre meglio mezz'ora fatta bene che tre ore tirando tanto per tirare.

La testa è la cosa fondamentale. Quando sei concentrato il resto passa in secondo piano. Quindi vero che una freccia decente e un allenamento costante fanno la loro parte,ma sono gli obiettivi e come ti poni verso di loro a fare la differenza e quello puoi ottenerlo solo se metti a posto i pensieri. Quando riesci a trovare il focus puoi lanciare anche noccioline e andranno lo stesso.

Mi alleno quando ho voglia. Cerco di sfruttare proprio quei momenti in cui ho voglia di tirare frecce e da loro riesco a tirare fuori il massimo. Ultimamente poco, venti minuti o mezz'ora se riesco, al giorno. Faccio chiusure, giri di tripli e altri esercizi. Qualche leg cercando di abbassare il numero di frecce. Quando vedo che non va, mollo subito. Andare in frustrazione è deleterio.

Sicuramente la voglia di competere, sì sono molto competitivo. Non mi piace perdere anche se ho imparato ad accettarlo. La mia forza è la determinazione o come direbbe qualcuno la testa dura. Più il gioco si fa pesante e più mi ci trovo. Il gusto di giocare con gente che tira forte quanto te o anche più mi dà scariche di adrenalina incredibili e negli anni mi è capitato spesso di superare quei limiti giocando al di sopra delle mie possibilità .

Detesto la mancanza di rispetto in pedana . È uno sport, uno vince l'altro perde. Ma bisogna essere sempre rispettosi. Detesto il tifo scorretto, detesto i sotterfugi per portare via una partita. Che gusto c'è, preferisco perdere giocando bene .

La carica me la dà sicuramente la sfida in sé per sé. Rispondersi colpo su colpo, facendo belle giocate. I compagni di squadra giusti fanno la loro parte. Ma in generale il pensiero di doversi confrontare mi esalta.

Modestia a parte sono molto bravo. Ho iniziato a contare subito bene appena prese le frecce in mano.

Mi definisco un buon giocatore. Dai.

No non sono scaramantico. Una volta compravo alette con disegnato un piccolo drago. Ma era solo perché mi piacevano.

Arrabbiato si, ma con me stesso. Litigato seriamente mai.

Sono piuttosto versatile. Adoro giocare a squadre, ma sono anche un buon doppista.

Probabilmente la World Cup of Darts del 2019 insieme al mio carissimo amico Andrea Micheletti. Giocammo una partita clamorosa contro il Canada e, anche se perdemmo, la prestazione fu al di sopra di ogni aspettativa. Io giocai sopra i 100 di media e anche se per solo 8 leg a fine gara mi ritrovai con l'average più alto del torneo sopra a giocatori come Peter Wright ,Gary Anderson e Michael van Gerwen.

Felicità indubbiamente, mista a tensione, paura e sorpresa nello scoprire cosa a volte siamo capaci di fare.

Steel, indubbiamente. Ho iniziato con quello. Gioco anche a soft ovviamente e l'uno non esclude l'altro. Però lo steel rimane nel cuore.

È sempre stato visto come un gioco, ma sta diventando a tutti gli effetti uno sport. A livello mentale serve una grande preparazione e anche se non c'è un gesto atletico faticoso, bisogna pensare che i tornei possono essere lunghi ed estenuanti. Chi riesce a reggere sia psicologicamente, sia fisicamente ha di solito buone opportunità di vincere.

Vestire quella maglia è stato motivo di orgoglio. Sono stato fortunato negli anni perché ho avuto il piacere di indossarla più volte e in quasi tutte le sigle. Portarla investe di grande responsabilità.

Questa è una bella domanda. Direi Daniele Nocent con cui ho avuto il piacere di giocare assieme in squadra.

Ricordo un bel match contro Dirk van Djuivenbode a Mantova un po' di anni fa. Si giocò una qualifica per il mondiale PDC e mi toccò proprio lui al primo turno. Ero sotto di 5-1 e vinsi poi 6-5.

Il mio mito è Eric Bristow, morto purtroppo qualche anno fa. L'ho seguito dai miei primi passi nel mondo delle freccette e quel suo modo particolare di tirare e tutti i suoi successi e le sfide leggendarie contro Joky Wilson . Un mito, indubbiamente.

Si ce ne sono stati parecchi . Ma non ho mai pensato di vedermi senza frecce. Ultimamente mi ero un po' defilato per impegni personali. Ma in questi mesi sono tornato a un buon livello.

Ho fatto giocare mia sorella una volta in campionato con me . Ma solo per divertimento. Ho mia moglie Silvia che gioca, anche molto bene. Se avremo figli magari spero che qualcuno continuerà la passione di famiglia.

Per ora penso solo a divertirmi. Non ho programmi , gioco per il puro piacere di farlo.

A chi ha iniziato da poco consiglio di capire se vuole raggiungere degli obiettivi, di commisurarli in base alle proprie forze e di cercare di raggiungerli rispettando le regole dello sport e gli avversari.

Forse fino a qualche anno fa si. Sono tanti anni che gioco, ho dedicato tantissimo a questo sport, forse anche troppo. Non nego che qualche capatina nel mondo del professionismo non faccia gola, ma sarebbe molto molto impegnativa.

In questi anni c'è stata una maggiore attenzione mediatica grazie a canali di sport visti da milioni di persone e fa piacere spesso sentire molti che hanno visto le freccette in TV anche non avendone mai tirata una. Certo qui in Italia siamo dietro anni luce. Ma io, che ho iniziato quasi trent'anni fa, posso dire che sono cambiate molte cose. Oltretutto abbiamo finalmente il primo giocatore professionista che è il mio amico Michele Turetta e questo fa ben sperare.

Non ho molta voglia di parlare del solito argomento se le federazioni o le varie sigle si unissero qui in Italia e questo sarebbe meglio. Dico semplicemente che vedo un buon futuro. Attualmente ho visto smuoversi finalmente il movimento degli under 18, un po' in tutte le sigle e questo mi fa ben sperare. 

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