Phil “The Power” Taylor e l’unicità del World Grand Prix

Il rapporto tra Phil Taylor e il World Grand Prix rimane uno dei paradossi più affascinanti della storia freccistica. Nessun giocatore ha mai dominato questo evento unico nel suo genere con “doppia iniziale” come “The Power”. Tra il 1998 e il 2013 si è aggiudicato il record di 11 titoli, rimanendo imbattuto in ogni finale raggiunta. Eppure…

Lo stesso torneo che ha mostrato il genio di Phil ha prodotto anche cinque eliminazioni al primo turno che illustrano perfettamente la natura spietata di una competizione così unica e amata. Il World Grand Prix si è sempre distinto da tutti gli altri eventi.
È l’unico Major nel calendario PDC a richiedere una doppia per finire, ma anche un doppio iniziale per iniziare a segnare punti. Questo ulteriore livello di pressione trasforma ogni leg in una potenziale trappola. Per la maggior parte dei giocatori si tratta di una settimana difficile e frustrante. Per Taylor è diventata sia il suo parco giochi sia, di tanto in tanto, la sua rovina.
Ha vinto l’edizione inaugurale nel 1998, seguita da successi consecutivi nel 1999 e nel 2000. Il modello di dominanza era già chiaro. Tuttavia, quando perdeva, le sconfitte erano raramente ordinarie. Nel 2001, il qualificato Kevin Painter ha firmato il primo grande colpo di scena superando Taylor 2-1 al primo turno. È stata la dimostrazione che la regola del doppio iniziale poteva neutralizzare persino il più grande realizzatore del gioco se la precisione nei doppi veniva a mancare.
Tre anni dopo è arrivato un terremoto ancora più grande. Nel 2004, il poco conosciuto qualificato Andy Callaby ha travolto Taylor con un netto 2-0. Nell’occasione Callaby ha registrato la media più alta della sua carriera, mettendo a segno una delle imprese più celebri della storia del torneo e delle freccette. Taylor, allora al culmine assoluto della sua carriera, semplicemente non è riuscito a ingranare. I doppi che di solito centrava ad occhi chiusi sono rimasti un miraggio.
Il copione si è ripetuto nel 2007. Adrian Gray, un posatore di moquette fuori dai primi 40 del mondo, ha inflitto un cappotto al campione in carica vincendo 2-0. Gray ha poi ammesso che la consapevolezza delle precedenti uscite premature di Taylor gli aveva dato la giusta fiducia. È proprio questa l’essenza del World Grand Prix: una volta che il favorito esita sui doppi di apertura, lo sfidante sente l’odore del sangue.
Taylor si è poi riscattato vincendo altri titoli nel 2008, 2009, 2011 e 2013; l’ultimo dei quali è stato una spietata demolizione per 6-0 ai danni di Dave Chisnall in finale. Il suo rullino di marcia nelle fasi finali è rimasto quasi perfetto.

Tuttavia, quella vulnerabilità al primo turno non è mai scomparsa del tutto. Nel 2015, Vincent van der Voort lo ha battuto 2-0, nonostante Taylor fosse andato a un solo millimetro dal completare un nine-darter (la chiusura perfetta con nove freccette). L’anno successivo, in quella che si è rivelata la sua ultima apparizione al torneo, Steve West si è imposto al termine di una sfida entusiasmante finita 2-1. Cinque eliminazioni al primo turno in totale. Cinque promemoria di come il formato a “doppio inizio” livelli il campo di gara come nessun altro Major sa fare.
Queste sconfitte non scalfiscono minimamente la supremazia di Taylor. Undici titoli e un record di vittorie immacolato in finale lo mantengono ancora a una distanza abissale da chiunque altro. Michael van Gerwen, il secondo giocatore più vincente della storia del torneo, ne vanta sei. Nessun altro ne ha conquistati più di due.
Ciò che queste uscite premature rivelano è il carattere unico del torneo stesso. Il solo power Scoring nel punteggio non è mai sufficiente. Il tempismo, il sangue freddo e la capacità di trovare quel primo doppio sotto pressione decidono le partite tanto quanto i tripli che seguono. In un’epoca in cui le medie continuano a salire e i nine-darter diventano quasi una routine, il World Grand Prix continua a richiedere un insieme di abilità del tutto diverso.
Taylor ha sondato le freccette più a fondo di chiunque altro, eppure nemmeno lui è riuscito a domarle del tutto. Quelle cinque sconfitte al primo turno rimangono la prova più evidente del perché questo evento continui a trasmettere sensazioni diverse. Quando la spina di The Power veniva staccata, accadeva quasi sempre perché i doppi si rifiutavano di collaborare. E a Dublino — così come ora a Leicester — questo è sempre bastato per stravolgere ogni pronostico.

- Immagini: PDC – ADC – DartsWorld
- Article supplied by DartsWorld
- Tradotto su licenza da FreccetteItalia.it per il pubblico italiano.
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